RICHARD NONAS
"una giornata particolare"

a cura di: Filippo Fossati


INAUGURAZIONE
VENERDI 25 APRILE

ore 18.00 incontro con Richard Nonas
ore 19.00 inaugurazione
ore 20.00 rinfresco
ore 21.00 TRISTAN HONSINGER TRIO
(Tristan Honsinger violoncello,
Gabriele Cancelli tromba,
Paolo Pascolo flauto)
ore 22.00 HYBRIDA dj set resistente


comunicato stampa.pdf
biografia Richard Nonas.pdf



Richard Nonas é un artista anomalo nel panorama internazionale contemporaneo. Il suo percorso non ha seguito la formazione professionale tipica degli artisti della sua generazione. Nonas non ha frequentato accademie né ha prestato particolare attenzione alla storia dell’arte, non ha partecipato alle turbolente discussioni sull’arte contemporanea né si è insabbiato in teorie avanguardistiche transitorie. Nonostante ciò, ha condiviso le esperienze e la storia degli ultimi 50 anni d’arte internazionale, compagno di strada di alcuni fra i piú grandi artisti di questo periodo come Bruce Nauman, Gordon Matta Clark, Laurie Anderson, Lawrence Weiner, Richard Tuttle, Robert Grosvenor, Mel Bochner, Carl Andre. I suoi lavori sono ospitati presso le piú importanti raccolte pubbliche e private del mondo come il Socrates Sculpture Park di New York, il Museum of Contemporary Art di Los Angeles, il Detroit Museum of Art, l’Art Gallery of Ontario di Toronto, Canada, il Musée de Grenoble in Francia, il Landesmuseum Francisco Caolinum di Linz, Austria, la collezione Vogel a New York, la Collezione Panza di Biumo a Varese, la collezione Ratti a Como, la collezione Mattioli a Milano, per citarne alcune. Nato nel 1936, inizia a costruire le sue sculture minimaliste a metá degli anni ‘60, dopo una laurea in antropologia a cui segue un dottorato e un lungo periodo di esperienza sul campo fra le tribú indigene del deserto del Nuovo Messico - gli indiani Papago - e poi presso la tribú esquimese degli Inuit nel nord del Canada. Probabilmente è in questi soggiorni di studio e di scoperta che Nonas incomincia a voler trasformare in oggetti tridimensionali le parole che in precedenza pensava di riunire in un libro sulla sua esperienza. Richard Nonas è un artista alla stregua di un esploratore che azzarda, che viaggia su di una mappa geografica inesistente e che lui stesso compone in maniera avventurosa. “Richard Nonas è il piú radicale degli artisti minimalisti che ho collezionato negli anni ’60 e ‘70” - scrive nella sua autobiografia intitolata Memorie di un collezionista il Conte Giuseppe Panza di Biumo, attento conoscitore d’arte di quegli anni, che ha raccolto un considerevole numero di opere dell’artista nella sua villa/museo vicino a Varese. Dice ancora Panza: “Richard Nonas ha trasformato la sua ricerca antropologica per la natura primordiale dell’essere umano in scultura…” E queste sue sculture non sono solo una verifica fisica delle possibilitá di riduzione oltre cui è impossibile andare, ma anche e soprattutto una verifica filosofica, la critica della ragion pura di Kant applicata alla materia di cui è composto il tutto. Sono il massimo della semplicitá e del rigore compositivo, sono il confine ultimo delle possibilitá espressive, sono la forma originale della realtà che prende il posto della forma originale del pensiero, sono l’inizio e la fine di tutte le cose fisiche e metafisiche, della materia stessa, oltre cui c’è solo l’ignoto, ció che neppure l’artista esploratore puó descrivere o spiegare; sono, per dirla in poche parole, delle sculture e dei luoghi.

Per Nonas, affermare tutto questo, cioè valicare i confini e rifluire fuori da un processo classico di creazione scultorea, da uno sviluppo lineare e progressivo, significa affermare una radicalità ed un radicamento; non collocare gli oggetti solo in rapporto all’occhio specializzato dell’artista ma valutarli per la loro realtà propria, come modi e motivi di una costellazione senza centri prestabiliti.

L’epilogo di queste affermazioni teoriche diventa, per Nonas, il linguaggio stesso. Il mezzo, la scultura con i suoi materiali il suo peso la sua tridimensionalità, diventa protagonista nell’intento di voler rappresentare null’altro se non se stessa.