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Richard Nonas é un artista anomalo nel panorama internazionale contemporaneo. Il suo
percorso non ha seguito la formazione professionale tipica degli artisti della sua generazione.
Nonas non ha frequentato accademie né ha prestato particolare attenzione alla
storia dell’arte, non ha partecipato alle turbolente discussioni sull’arte contemporanea
né si è insabbiato in teorie avanguardistiche transitorie. Nonostante ciò, ha condiviso le
esperienze e la storia degli ultimi 50 anni d’arte internazionale, compagno di strada di
alcuni fra i piú grandi artisti di questo periodo come Bruce Nauman, Gordon Matta Clark,
Laurie Anderson, Lawrence Weiner, Richard Tuttle, Robert Grosvenor, Mel Bochner, Carl
Andre. I suoi lavori sono ospitati presso le piú importanti raccolte pubbliche e private del
mondo come il Socrates Sculpture Park di New York, il Museum of Contemporary Art di
Los Angeles, il Detroit Museum of Art, l’Art Gallery of Ontario di Toronto, Canada, il Musée de Grenoble in Francia, il Landesmuseum Francisco Caolinum di Linz, Austria, la collezione
Vogel a New York, la Collezione Panza di Biumo a Varese, la collezione Ratti a Como,
la collezione Mattioli a Milano, per citarne alcune. Nato nel 1936, inizia a costruire le sue
sculture minimaliste a metá degli anni ‘60, dopo una laurea in antropologia a cui segue
un dottorato e un lungo periodo di esperienza sul campo fra le tribú indigene del deserto
del Nuovo Messico - gli indiani Papago - e poi presso la tribú esquimese degli Inuit nel
nord del Canada. Probabilmente è in questi soggiorni di studio e di scoperta che Nonas
incomincia a voler trasformare in oggetti tridimensionali le parole che in precedenza pensava
di riunire in un libro sulla sua esperienza. Richard Nonas è un artista alla stregua di
un esploratore che azzarda, che viaggia su di una mappa geografica inesistente e che
lui stesso compone in maniera avventurosa. “Richard Nonas è il piú radicale degli artisti
minimalisti che ho collezionato negli anni ’60 e ‘70” - scrive nella sua autobiografia intitolata
Memorie di un collezionista il Conte Giuseppe Panza di Biumo, attento conoscitore
d’arte di quegli anni, che ha raccolto un considerevole numero di opere dell’artista nella
sua villa/museo vicino a Varese. Dice ancora Panza: “Richard Nonas ha trasformato la sua
ricerca antropologica per la natura primordiale dell’essere umano in scultura…” E queste
sue sculture non sono solo una verifica fisica delle possibilitá di riduzione oltre cui è impossibile
andare, ma anche e soprattutto una verifica filosofica, la critica della ragion pura
di Kant applicata alla materia di cui è composto il tutto. Sono il massimo della semplicitá
e del rigore compositivo, sono il confine ultimo delle possibilitá espressive, sono la forma
originale della realtà che prende il posto della forma originale del pensiero, sono l’inizio e
la fine di tutte le cose fisiche e metafisiche, della materia stessa, oltre cui c’è solo l’ignoto,
ció che neppure l’artista esploratore puó descrivere o spiegare; sono, per dirla in poche
parole, delle sculture e dei luoghi.
Per Nonas, affermare tutto questo, cioè valicare i confini e rifluire fuori da un processo
classico di creazione scultorea, da uno sviluppo lineare e progressivo, significa affermare
una radicalità ed un radicamento; non collocare gli oggetti solo in rapporto all’occhio
specializzato dell’artista ma valutarli per la loro realtà propria, come modi e motivi di una
costellazione senza centri prestabiliti.
L’epilogo di queste affermazioni teoriche diventa, per Nonas, il linguaggio stesso. Il mezzo,
la scultura con i suoi materiali il suo peso la sua tridimensionalità, diventa protagonista
nell’intento di voler rappresentare null’altro se non se stessa. |